Il ritorno alle origini, alle nostre radici per dare linfa al nostro futuro.

Associazione culturale Radicando

L‘inderogabile necessità e l’oramai ineludibile esigenza di portare alla luce, dopo decenni di oblio e di negate verità, i fatti e le ragioni politiche “nazionali” ed internazionali che portarono all’annessione “manu militari” del Regno del Sud allo Stato Sabaudo, hanno indotto l’Associazione Radicando ad affrontare la tematica coinvolgendo quanti già si sono spesi nel tentativo di ristabilire la verità storica e quanti – la stragrande maggioranza – sono ancora all’oscuro  dei reali motivi che hanno portato all’aggressione e alla distruzione dello stato sovrano del Regno delle Due Sicilie.

Ciò, senza alcuna velleità antiunitaria ma solo allo scopo di spiegare le ragioni della nascita dei tanti pregiudizi sui meridionali che, dal 1860 in poi, hanno fatto del popolo meridionale la “razza maledetta” (così definita dal Lombroso), scansafatiche, piagnona e delinquente per tara genetica.

Pregiudizi che, alimentati dai media dell’epoca, sono diventati così invasivi e permeanti che, ancora oggi persistono, provocando grave danno non solo all’immagine della stragrande maggioranza dei meridionali, gente onesta e laboriosa, ma all’economia dell’intero mezzogiorno.

L’oppressione del nuovo Governo, non voluto dal popolo, costringeva decine di migliaia di meridionali ad abbandonare la propria Terra per cercare lavoro e fortuna altrove.

La forzata chiusura delle fabbriche e degli opifici, l’imposizione di pesanti gabelle, costringevano i già pochi imprenditori ad abbandonare il Mezzogiorno d’Italia ed intere famiglie, ormai senza lavoro e sempre più

oppresse, ad abbandonare la terra natìa e tentare l’avventura oltre oceano.

I 150 anni trascorsi da allora ad oggi hanno mutato in parte gli attori del dramma ma la condizione è rimasta pressoché inalterata.

Oggi gli imprenditori, oppressi da un fisco sempre più vorace, tentano di resistere ma l’aggressione ancora più vorace e violenta delle organizzazioni criminali li costringono a chiudere ancora una volta le loro aziende.

Ora come allora è negata al popolo meridionale la libertà di intraprendere, di creare profitto e lavoro e di guardare con fiducia e speranza al futuro.

Solo una lotta incondizionata ai nuovi aggressori può consentire al popolo meridionale di risorgere e di diventare faro e guida per le generazioni future.

Le mafie oramai attanagliano tutti i ranghi della società civile, della politica, dell’imprenditoria e delle istituzioni, e se non combattute con la forza della cultura e con il desiderio della libertà, rischiano di diventare gravissime ed incurabili metastasi non solo per il meridione ma per l’intero Paese.

Il risveglio delle coscienze non può prescindere dal contributo sinergico di tutta la società civile calabrese ed in particolare dei giovani, delle associazioni, degli imprenditori, delle istituzioni e di tutti coloro che aspirano ad una Calabria finalmente libera e produttiva dove i propri figli possano trovare lavoro e costruire liberamente il proprio futuro.

Storia, Arte, Cultura e voglia di libertà

Contro tutte le mafie

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